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FlagFillIconNow In Korea
Un coro di suoni riflette la storia di Busan alla Biennale 2026
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Creatrip Team
21 days ago
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La Biennale di Busan 2026, intitolata «Dissident Chorus», ha aperto con un’attenzione rivolta alla sound art più che allo spettacolo visivo. Ospitata in tre sedi — il Busan Museum of Contemporary Art, l’ex Busan High School (utilizzato come spazio espositivo) e lo Space Wonji — la biennale presenta 46 team provenienti da 22 Paesi, con installazioni, performance, video e sculture che mettono in primo piano i suoni della città e del mare: onde, sirene delle navi, canti di lavoro e storie di protesta. Tra i punti di rilievo figurano «Ten Thousand Dreams» di Ryu Seong-sil (manichini su un elevatore con un’opera corale di 15 minuti), l’installazione in aula dell’artista mongolo Yanchanhorol Erdenebayar che utilizza sedie e registrazioni sul campo, e le sette auto avvolte di Julien Creuzet nello Space Wonji (un ex magazzino per la riparazione delle navi). Le opere affrontano temi legati al lavoro, alla migrazione, alla memoria coloniale e a questioni queer e religiose; alcune permettono ai visitatori di ascoltare archivi di 민중가요 (canzoni minjung, canti coreani di protesta/folk) e persino di utilizzare una collaborazione con una tessera del trasporto pubblico. La biennale si chiude allo Space Wonji affacciato sul mare, sottolineando l’idea dei curatori secondo cui i suoni misti del porto collegano storie e lotte. Biglietti: 16.000 won (KRW) per il Busan Museum of Contemporary Art; Space Wonji e Busan High School sono gratuiti. Una navetta gratuita collega i tre siti. In programma fino al 1° novembre.
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