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FlagFillIconNow In Korea
Reinterpretare Jing Ke: il tentativo di assassinio su Qin Shi Huang era in realtà una minaccia, non un complotto per uccidere?
Creatrip Team
2 months ago
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Uno storico sudcoreano, il professor Kim Byung-joon dell'Università Nazionale di Seoul, rianalizza il resoconto di Sima Qian nello Shi Ji sul tentativo di Jing Ke del 227 a.C. contro il re Zheng (poi Qin Shi Huang). Kim sostiene che un singolo carattere cinese—揕 (che significa minacciare o tenere una lama contro qualcuno) piuttosto che 刺 (“pugnaleggiare” o “trafiggere”)—è stato frainteso per secoli. Questa sfumatura suggerisce che l'obiettivo di Jing Ke fosse la coercizione per ottenere la restituzione di terre allo stato sconfitto di Yan, non un vero e proprio assassinio. L'articolo racconta il piano di Jing Ke (presentare la testa mozzata di un generale, una mappa e un pugnale intinto di veleno), l'esecuzione malriuscita quando il suo complice si bloccò, la lotta nel palazzo e le parole finali di Jing Ke che affermano di aver inteso ottenere una promessa piuttosto che uccidere. Kim colloca l'evento nel brutale contesto finale degli Stati Combattenti, sostenendo che a differenza di epoche precedenti in cui il bluff talvolta funzionava, la spietatezza di Qin rendeva il piano di Yan irrealistico. La reinterpretazione mette in luce come un singolo carattere nei testi classici possa rimodellare la nostra comprensione di eventi che influenzarono la geopolitica dell'Asia orientale — inclusi esiti che in seguito interessarono la penisola coreana (per esempio, l'espansione di Qin verso la regione di Goguryeo).
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